Eclettico, colorato ed elegante. Ah e sicuramente accogliente, con solo 30 coperti.
È così che si presenta l’Hostaria degli Artisti al Vomero, un ristorantino che ho apprezzato qualche giorno fa a pranzo.
Un posticino delizioso che si esprime in molti modi: opere incontro di arte e natura di Monica Lentini, pezzi d’arredo d’epoca che vivono di nuova luce, piatti di ceramica, prestigiosi vini della cantina Umani Ronchi e l’estro, che coinvolge sia l’essere che il palato, dello chef Antonio Serra.
I piatti della tradizione vengono spogliati e rivisitati in maniera sorprendente e non oltraggiosa ed esplodono per freschezza, qualità e genuinità delle materie prime. Ogni preparazione viene realizzata al momento e oltre gli equilibri dei sapori, si rispettano gli equilibri dei valori nutrizionali. Un’offerta divisa in maniera speculare tra mare e terra, all’insegna del buon gusto, del benessere e della convivialità, con il tempo che scorre lentamente, senza frenesia.
Antipasto memorabile, che spazia dai Bon Bon di carpaccio di Gambero e caprino all’insalatina Guacamole, con ingredienti nostrani, fino alla superba Melanzana a bastoncino in agrodolce. Poco autoritario il Risotto al mojito con riso carnaroli, rhum Bacardi, burro di bufala e gambero; da applausi la Linguina con colatura di alici Armatore, ci ho fatto la scarpetta!
Di una freschezza disarmante la tagliata di Calamaro alla griglia, adagiata sensualmente su chenelle di ricotta di latte nobile. Magistrale la Battuta di Vitella, stemperata con un filo di olio Adoro.
Per la serie morire felici, la sorpresa che non ti aspetti: i fine pasto disegnati live dalla maestria della Gelateria Otranto. Come illuminato pittore, il maestro pasticciere ha colorato i piatti con cucchiaiate generose di ricotta alla cannella e gocce di fondente, pietre di cannolo croccante e pioggia di cacao. Una goduria senza paragone!
Tante declinazioni di bellezza, servite in un’atmosfera che coccola e scorre adagio, quello che manca un po’ nella vita di tutti, che corriamo tutto il giorno e che, in un posto così, possiamo, invece, riassaporare l’incanto della vita lentamente.







