Quando torno a Casa KBirr, in quel di Torre del Greco (Na), è un po’ come se il cuore si allargasse, se i respiri si facessero più profondi.
È di una bellezza disarmante la napoletanità che si respira…
Nell’indole conviviale del padrone di casa Fabio Ditto, vulcanica fucina di idee e naturale predisposizione nella ricerca delle eccellenze del nostro territorio.
Nel pirotecnico locale intriso di San Gennari, opere di Roxy in The Box, i “Futtetenne” di Nicola Masuottolo, le sculture in legno ispirate alle etichette “Kbirr” di Eddy Ferro, “tegamini, rattacasa e curnicelli”…
Nella birra artigianale Kbirr interamente e straordinariamente made in Naples.
E soprattutto nella cucina tutta napoletana che vive di profumi inebrianti, suoni poetici e gesti cadenzati, che divengono protagonisti di un piatto quanto la qualità delle materie prime.
Et voilà, pasta di Gragnano IGP trafilata a bronzo del Pastificio Gentile, pomodoro di San Marzano GustoRosso, mozzarella di Bufala Campana e taralli ‘nzogna e pepe diventano i colori più sfavillanti per il nuovo chef Antonio Aliberti, napoletano doc, pronto a dipingere la tradizione in ogni singola pietanza, come la Genovese, il Soffritto, il Ragù…
O’ rraù è come il sangue: a noi napoletani ci scorre nelle vene, insieme all’acqua di mare. E nel pentolone ci azzuppi il pane e ti ci battezzi.
Questo Fabio lo sa bene… E ne è così conscio che ha perfezionato il suo nuovo ragù testando ben cinque ricette diverse!
Verace, con cottura lenta, che “pappulea” per circa dieci ore, servito rigorosamente con candele spezzate, con la carne che diventa crema. Un primo piatto melodico, ghiotto e godurioso.
Perfette le alici indorate e fritte ripiene di provola d’Agerola, servite con maionese al lime; il fritto, croccante e per niente unto, abbraccia il cuore morbido e si tuffa in una fresca cremosità.
Da applausi l’abbinamento baccalà con peperoncini verdi di fiume, dove la cottura sottovuoto a bassa temperatura esalta la pregevolezza della materia prima e il tarallo sbriciolato solletica il palato; terra e mare si fondono in una simbiosi di fastosa raffinatezza.
E per ogni portata una Kbirr in abbinamento,così nell’ordine (da me descritto) Jattura, dolce e corposa con tenui note affumicate, Natavota, bionda, intensa e leggera e Cuoredinapoli, dai freschi profumi agrumati e speziati.
Mai Paliata, infine, fu più dolce, servita insieme ad una sorprendente cheesecake al pomodoro San Marzano in eruzione, con i suoi malti dalle sensazioni di caffè, nocciola e cioccolato amaro.
Casa KBirr è la casa del buono e del bello, emblema gastronomico di un animo partenopeo che suona, profuma ed emoziona…







