Un terzo, un terzo e un terzo…
Un terzo di eleganza, che esplode nella serendipity musicale di due sale dalla sospirata calma tibetana.
Un terzo di ostinata cura nella ricercatezza di incontrare materie prime d’autore.
Un terzo di impasto che parla da sé e non gli altri per lui.
Un terzo, un terzo e un terzo…
Come i miei spicchi di assaggi. Degustazioni, insomma, dove il tutto della parte non compare. Chiedo venia! Ma a volte un terzo basta e avanza per capire…
Mi piace? Sì, mi piace!
È stato questo il finale della mia esperienza da Anima & Pizza di Ciro Savarese.
Stop! Rewind…
A me gli occhi.
Arzano (Na). Asintotica alla principale via Napoli.
Insegna scuro su sfondo dorato. All’ingresso il nucleo pulsante dell’intera cellula, banco per ammaccare e forno. Frenesia di ingranaggi precisi oleati da Ciro e da Antonio Moschino.
A pelle si sentono cose a cui le parole non sanno dare nome. Ciro ne usa pochissime, misurate per raccontare le sue idee, semplici in certi casi ma mai semplicistiche. Il suo impasto, invece, chiacchiera, chiacchiera assai nel forte silenzio dintorno. Potrei rifilarvi la solita manfrina del blend di farine 00 e 0, dell’alta idratazione, del cornicione dall’interno ricamato… Identitaria da far paura. Nessun riferimento, nessun modello, nessuna analogia. Fragranza, struttura, morbidezza, impercettibile crosticina superficiale che titilla e Napoli, rivisitata ma presente.

Regina Margherita 
Ricordi d’infanzia
Margherita, qui è Queen, esaltata. San Marzano schiacciato a mano, mozzarella di bufala, parmigiano vacche rosse, evo in cottura e all’uscita. Sapore disarmante, colpito al primo colpo. Perfetto equilibrio tra acidità e dolcezza e la pasta abbraccia e non sbiadisce come mero supporto. Ottima coniugazione di vista, olfatto e gusto.
La proustiana della casa è un elogio alla delicatezza. Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP, mousse al basilico, mozzarella di bufala DOP, provolone del Monaco DOP, riduzione di pomodorino giallo. La Ricordi d’infanzia è una margherita con orpelli e gingilli che alzano l’asticella della cremosità e non snaturano la genuinità del concetto. Stile.

Gricia 
Declinazione di Ciummo
La versatilità dell’impasto si manifesta con la Gricia. Topping col salto energetico: pecorino DOP, guanciale in doppia consistenza di Cinta Senese e bufala affumicata. Pizza pericolosa e coraggiosa, dosaggio della sapidità stechiometrico. Il guanciale scottato giochicchia, quello in purezza allunga il morso e il soffice contenitore co-protagonista. Quando l’apparenza inganna: gustarla intera? No problem…
Forno e cucina si incontrano nella Declinazione di Ciummo dove la pancia di maiale cotta alla birra a bassa temperatura sguazza nella crema di peperoncino di fiume e sotto una pioggia di polvere dello stesso. Carne scioglievole dal retrogusto piacevolmente dolce che contrasta l’amaro del “puparulillo”. Ogni volta ha un sapore diverso finché il palato si abitua e i sapori si mescolano negli ultimi morsi. Una delle migliori col Ciummo…

Papacella 
Frittatina aglio e olio
Campestre e ruspante la Papaccella, protagonista quella di Brusciano, presidio Slow Food, coadiuvata da salsiccia nostrana e conciato romano. Ricchezza di gusto e di qualità. Fuori tempo e fuori spazio, preludio di un dessert atipico, frittatina aglio e olio fritta da manuale.
Anche se inizio ad avere una certa e alzo la soglia dello stupore, le creazioni qui riempiono gli occhi in pochi secondi: la pizza ha una personalità ed è propriamente detta, pochi ingredienti, luoghi comuni e tentativi di rivisitazioni gourmet.
Aggiungi un servizio elegante ma senza farti sentire troppo a teatro e un conto lodevole.
Tre terzi di applausi senza “sentirsi di parte”.
Adoro certe prime volte…