Gigantesche piccole coincidenze.
Beccare Franco Pepe nel suo momento creativo sta diventando il mio nuovo hobby.
Recidivo, mi rendo conto.
Ma io alle coincidenze non credo…
Mistero della fede.
Ma che potere Franco in scena, che potere.
In nessun silenzio succede niente, e nessun tempo è mai sospeso davvero.
Assaggio.
Immensità rinnovata.

Base fritta. Zero rumore di fondo, come al solito.
Colpi forti. Come il martelletto scuote uno xilofono.
È così, in certi momenti, gli piace non tenersi niente. Superare i limiti.
Suoni tutti cadenzati, mi piace l’idea e che c’è la poesia.
Amaro grintoso, paté di olive nere caiazzane.
Grasso avvolgente, stracciata.
Crunch vanitoso, scarola riccia a crudo.
Freschezza viva, zest di limone.
Infine la sorpresa, il segreto, il fusion, che, quando si intromette, fa paura.
È tutta una questione di millimetri.

Za’atar, miscela di erbe e spezie mediorientali. Arriva alla fine e il morso diventa persistente, lungo, piccante, erbaceo, leggermente balsamico e salato.
C’è suono, c’è silenzio, c’è parola.
C’è tanta differenza tra il buono e il sublime, la stessa che pone distanza tra testa e cuore.
Ti rendi conto di quanto poco basti per emozionare, quando qualcuno mescola e ti lascia la meraviglia per quello che crea. Il buono illumina e finisce, il sublime ti lascia una scia che dura più del ricordo stesso.
Contaminazioni, la nuova creazione di Pepe in grani per i dieci anni del Lab di Identità Golose.
Grazie per il regalo della scoperta.