Fratellanza.
Perdutamente. O niente.
Bro Pizzeria. Frat fidat’!
Sarà questo il segreto.
La storia mai perduta.
La modernità uguale a nessuno.
Perdutamente. O niente.
Piazza Mercato. Pianeta altro.
Una bomboniera di identità dai diametri che escono fuori dal piatto. Mai per trend. Mai per scimmiottismo applicato. Filosofia. Ciro fa surf su pasta sottile e cornicioni invisibili. Antonio sorride in sala ai singhiozzi malinconici di esigenze esigenti.
Nulla dies sine linea diceva il caro Plinio.
Come una preziosa normalità e quel senso assoluto di difenderla.


Sintassi emotiva fin dal principio.
Domenica alle 3 è la napoletanità che sa insistere. Diversamente frittatina. Lo scrigno di manfredi, ragù e ricotta di bufala in una nube di pastella. No besciamella. Creazioni illuminate e arruscatelle…


Poi chi ama compie scelte, non si ferma.
Cambiare l’ordine degli addendi. E succede che il risultato cambia. La Provola e pepe a modo mio diventa iconica. Mai più senza. Microcosmo denso di tatto e talento. Un’opera in più tempi. In cottura, provola affumicata e basta. Poi crema di datterino di collina cotta a legna. Pepe. Polvere di limone nero fermentato. Detonante eleganza. Un morso che racchiude la pazza gioia di un sapore atavico in chiave rap. Il brio si esalta con l’agrume, la provola abbraccia, il concentrato rincara la dose di aromaticità e succulenza. Smisurata vanità. Estetica del tornare.


Da un bel po’ si frigge e si inforna. L’impasto regge e vira, il topping resta manifesto di fedeltà a un’idea.
Ragù di polpo, una poesia già scritta. Montagna dorata dalla superficie corposa. Un crunch pulito con pennellate di mare. Vivacità e umami. Con la freschezza del prezzemolo e il solletico delle mandorle. Sì, i fratelli Tutino ti portano al Borgo Marinari con un crunch d’a-mare. Pietra preziosa.


Sempre ottimi pensieri.
Ultimo stimolo, mai una conclusione.
Come una esplosione. Mi è scoppiata la braciola. Base di Scarpariello, caciocavallo affumicato, manzo cotto a bassa temperatura, pesto di prezzemolo, aglio e pinoli, pera fermentata all’uva sultanina. Una scintilla, spessa, massiccia, che ferma il silenzio. Forte spinta sapida, impalpabile leggerezza della ciccia. Dolcezza finale a bilanciare. Aromaticità da ricettario della nonna. Tra quel che è stato e quel che sarà.
Scriverne e viverne che fortune.
Tu ora dimmi come farne a meno.
Sono bravi, sono giovani, sono seri.
Sono diversi. Presente; futuro; questo vogliamo.
Come un posto che ti sta a cuore, nel cuore, ovvero dentro, per così dire incastrato dove non c’è chiasso o finzione.
Perdutamente. O niente.